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Estremi:
Cassazione civile, 2019,
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    1.- A seguito di un bando per la ripartizione delle risorse finanziarie assegnate alla Regione Toscana per la costruzione e gestione di asili nido nei luoghi di lavoro, ai sensi della L. 28 dicembre 2001, n. 448, art. 70, la Associazione Arci-Comitato territoriale di Prato (d'ora in poi solo Arci) si aggiudicò il finanziamento di tre progetti nella misura del 58,97% delle somme richieste, e precisamente il progetto n. 21, denominato "(OMISSIS)", nel Comune di (OMISSIS); il progetto n. 51, denominato il "(OMISSIS)", nel Comune di (OMISSIS); il progetto n. 52, denominato il "(OMISSIS)", nel Comune di (OMISSIS).

    I decreti dirigenziali di finanziamento furono emessi, per il primo e il terzo progetto, il D. Dirig. 21 aprile 2004, n. 2272; per il secondo progetto in data D. Dirig. 14 aprile 2003, n. 2166, poi modificato con Decreto 19 novembre 2004, n. 6962.

    Nel corso del rapporto, l'Arci presentò la documentazione giustificativa delle spese in conto investimenti e in conto gestione e successivamente inviò i rendiconti delle spese di gestione, con la documentazione giustificativa.

    Con note del 29/6/2009 la Regione Toscana comunicò all'Arci l'avvio del procedimento di revoca parziale dei contributi erogati per i tre asili e con successive note contestò l'ammissione a rendiconto di alcune spese sostenute dall'Arci, con un prospetto per ciascuno degli asili contenenti annotazioni critiche sulle fatture contestate.

    Dopo lo scambio di ulteriore documentazione, con decreti n. 4022, 4023 e 4024 del 6/8/2009, comunicati con nota del 24/8/2009, il Dirigente regionale ammise a rendiconto solo una parte delle spese documentate sia in conto investimenti sia in conto gestione: in particolare, furono ammesse solo le spese di gestione sostenute nel primo anno di attività degli asili e furono detratti, per un importo complessivo di Euro 49.500 dall'importo riconosciuto ammissibile a rendiconto, i proventi...

  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1.- Con l'unico motivo di ricorso, l'Arci censura la sentenza per violazione delle norme in tema di giurisdizione (art. 103 Cost.): sostiene che la domanda proposta ha ad oggetto l'accertamento del proprio diritto soggettivo a conservare il finanziamento erogato dalla Regione Toscana, senza che sia ipotizzabile un danno erariale, in considerazione sia della sua natura di ente privato sia della situazione dedotta in giudizio; in tal senso, secondo la ricorrente, militerebbe la giurisprudenza di questa Corte (Cass. Sez.un. 13/10/2006, n. 22098; Cass. Sez.un. 20/7/2011, n. 15867). Dal canto suo, la Regione Toscana ritiene che il ricorso sia inammissibile ai sensi dell'art. 360 bis c.p.c., comma 1, n. 1, e comunque infondato considerato che la revoca del finanziamento è diretta a risarcire il danno erariale conseguente alla mala gestio del contributo pubblico erogato; chiede altresì la condanna della ricorrente ai sensi dell'art. 96 c.p.c. per lite temeraria.

    2.- Il ricorso è ammissibile e merita accoglimento.

    Come risulta dagli atti di causa, e in particolare dallo svolgimento del processo riportato sia dalle parti nei rispettivi scritti difensivi sia dalle sentenze di merito, la domanda proposta dall'Associazione ha ad oggetto l'accertamento della insussistenza del diritto della Regione a pretendere la restituzione parziale dei finanziamenti erogati; per converso, la Regione ha chiesto l'accertamento del suo diritto al recupero e la condanna dell'Arci alla relativa restituzione.

    Si tratta di domande speculari, l'una di segno opposto all'altra, in quanto hanno ad oggetto l'accertamento del medesimo diritto, vantato dalla Regione e negato dell'Arci.

    2.1.- Emerge altresì dagli atti che la pretesa dell'Ente - oggetto dell'accertamento negativo chiesto dall'Arci - trova fondamento nel disconoscimento di alcuni costi portati in detrazione e nella mancanza o insufficiente...

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