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Estremi:
Cassazione penale, 2019,
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. Con la sentenza impugnata la Corte di appello di Palermo ha confermato la condanna di D.G.P. per il reato di bancarotta fraudolenta documentale, a lui ascritto nella qualità di amministratore della "(OMISSIS)" s.r.l., società dichiarata fallita il 6 ottobre 2008; mentre ha ridotto a due anni la durata delle pene accessorie, ragguagliandola a quella della pena principale ex art. 37 c.p..

    2. Avverso la sentenza ricorre l'imputato, tramite il difensore, articolando cinque motivi.

    2.1 Con i primi tre, lamentando inosservanza della legge processuale, deduce l'omessa citazione a giudizio dell'imputato.

    Anzitutto la prima udienza del 20 marzo 2013 sarebbe stata rinviata senza compiere alcuna verifica sulla posizione processuale dell'imputato, indicato come "assente". La mancata comunicazione del rinvio avrebbe comportato una nullità assoluta.

    Inoltre all'udienza del 17 giugno 2013 il Tribunale aveva rilevato l'omessa notifica, nel domicilio eletto, della citazione all'imputato, trasferitosi altrove. Dalla nota dei carabinieri risultava la nuova residenza, dunque la notificazione doveva essere effettuata presso il luogo indicato e non presso il difensore di ufficio ai sensi dell'art. 161 c.p.p., comma 4, come invece avrebbe erroneamente disposto il giudice, dando causa ad una ulteriore nullità.

    Infine l'elezione di domicilio effettuata dall'imputato in sede di identificazione in data 8 giugno 2011 sarebbe palesemente inidonea poichè:

    - l'atto presenterebbe indicazioni contraddittorie: l'indagato si dichiara senza fissa dimora e poi, invece, afferma di voler ricevere le notifiche presso il proprio domicilio;

    - l'atto non conterrebbe l'avviso di cui all'art. 161 c.p.p., comma 1, ma soltanto quello previsto per il diverso caso di cui all'art. 161 c.p.p., comma 2.

    La fondatezza delle eccezioni troverebbe conferma nel modus operandi del...

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. Il ricorso è fondato nei termini di seguito indicati.

    2. Le eccezioni processuali sono destituite di fondamento.

    Il primo rinvio di udienza è irrilevante, posto che si è trattato di una fissazione di udienza dinanzi ad altro collegio che all'udienza del 2 aprile 2013, rilevata l'omessa notifica della citazione all'imputato, ne ha disposto la rinnovazione.

    La successiva notifica è stata correttamente eseguita secondo il modello procedimentale disegnato dall'art. 161 c.p.p., commi 1 e 4:

    - nel verbale di identificazione del 8 giugno 2011 in atti, l'imputato (allora indagato) ha eletto domicilio in (OMISSIS);

    - diversamente da quanto sostenuto dal ricorrente, detto verbale al "foglio n. 2" contiene l'avvertimento, previsto dall'art. 161 c.p.p., comma 1, che l'indagato: "ha l'obbligo di comunicare ogni mutamento del domicilio dichiarato o eletto e che in mancanza di tale comunicazione o nel caso di rifiuto di dichiarare o eleggere domicilio, le notificazioni verranno eseguite mediante consegna al difensore";

    - la notifica eseguita presso il domicilio eletto è risultata impossibile a causa del trasferimento dell'indagato, il quale aveva omesso di comunicare la variazione;

    - ricorre dunque il presupposto per procedere ai sensi dell'art. 161 c.p.p., comma 4;

    - la pretesa del ricorrente di ricevere la notificazione dell'atto alla nuova residenza è manifestamente infondata, poichè, una volta effettuata l'elezione di domicilio, egli era stato avvisato che era suo onere comunicare ogni successivo mutamento, altrimenti le notifiche sarebbero state eseguite mediante consegna dell'atto al difensore.

    Tale situazione è ben diversa da quella che ha comportato la rimessione alle Sezioni Unite da parte della prima sezione penale con ordinanza n. 9114 del 29/01/2019, Ismal sul seguente quesito: "se per la valida pronuncia della...

Correlazioni:

Legislazione Correlata (1)

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