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Estremi:
Cassazione civile, 2019,
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    M.F. ha agito nei confronti di B.F., B.P., G.V., L.A., per vedersi riconosciuti i danni conseguenti ad attività di mala gestio che questi ultimi avevano causato nell'amministrazione della società ISEI srl, di cui il M. era socio.

    Il ricorrente, in passato, aveva tentato la costituzione di parte civile nei procedimenti penali iniziati a carico dei convenuti, che, in alcuni casi, si erano conclusi con la dichiarazione di prescrizione, ed in altri con l'assoluzione.

    Il Tribunale in primo grado ha ritenuto prescritta l'azione, in difetto di atti interruttivi idonei, relativamente ai fatti accaduti tra il 1991 ed il 1998, mentre ha stimato come infondata la domanda di risarcimento dei danni derivanti dalle false fatturazioni e dalle alterazioni del bilancio, in quanto avente ad oggetto danni indiretti non risarcibili ex art. 2395 c.c..

    La sentenza di primo grado è stata integralmente, e con le medesime argomentazioni, confermata in appello.

    Il M. propone ricorso per Cassazione con tre motivi, con cui denuncia contraddittorietà della motivazione, omesso esame di un fatto interruttivo della prescrizione, ed erronea interpretazione dell'art. 2395 c.c..

    V'è costituzione delle controparti, che depositano controricorso e successiva memoria.

  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1.- V'è da tenere conto del fatto che la decisione di secondo grado ha sostanzialmente ritenuto infondata la domanda sul presupposto che il ricorrente chiede il risarcimento di danni indiretti, ossia di un tipo di danni che l'art. 2395 c.c., esclude possa esser fatto valere dal socio personalmente.

    E' solo in quanto l'eccezione di prescrizione era stata riprodotta in appello, che la corte di secondo grado la prende in considerazione ritenendola tuttavia "del tutto assorbita" alla luce della infondatezza nel merito della domanda.

    Ciò incide necessariamente sull'esame dei motivi di ricorso.

    1.- Con i primi due motivi il ricorrente censura proprio il capo di sentenza relativo alla prescrizione. Con il primo motivo assume nullità della sentenza per contraddittorietà evidente della motivazione (art. 360 c.p.c., n. 4).

    Secondo il ricorrente la contraddizione starebbe nel fatto che, mentre nella parte motiva la sentenza ritiene che l'atto interruttivo della prescrizione, consistente nella costituzione di parte civile, non sia stato fatto per i danni patrimoniali (p. 11), ma solo per quelli morali, nella parte in fatto, invece (p. 3), dà atto che la richiesta di risarcimento riguarda anche quelli non patrimoniali.

    Questa contraddizione sarebbe rilevante perchè, secondo la corte di merito, la pretesa di pagamento di un tipo di danni (non patrimoniali) non vale ad interrompere la prescrizione per altro tipo (danni patrimoniali).

    Il motivo tuttavia è infondato, intanto, per quanto si è già detto: la decisione contiene una pronuncia sulla prescrizione solo quale obiter, mentre la vera ratio è nella statuizione secondo cui l'azione per danni indiretti non è proponibile, e che in ciò sta il difetto del diritto, a prescindere dalla sua prescrizione.

    Con la conseguenza che, se anche si potesse ritenere la sentenza contraddittoriamente motivata, il...

Correlazioni:

Note a sentenza (2)

Legislazione Correlata (1)

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