ATTENZIONE: stai consultando la versione GRATUITA della banca dati. Per accedere alla versione completa abbonati subito

Estremi:
Cassazione civile, 2018,
  • Fatto

    RILEVATO

    che:

    è stata impugnata da B.B. la sentenza n. 5411/2016 della Corte di Appello di Roma con ricorso fondato su un motivo e resistito con controricorso della parte intimata.

    Giova, anche al fine di una migliore comprensione della fattispecie in giudizio, riepilogare, in breve e tenuto conto del tipo di decisione da adottare, quanto segue.

    La gravata decisione della Corte territoriale accoglieva il gravame innanzi ad essa interposto dalla odierna società controcorrente, riformando la decisione del Tribunale di prima istanza e rigettando al domanda proposta dal predetto B. volta ad ottenere il pagamento della somma di Euro 3.005,60 quale corrispettivo per l'attività svolta ed avente asseritamente ad oggetto "contabilità generale e liquidazione iva".

    Il Giudice di prime cure aveva, viceversa, accolto la domanda dell'odierno contro ricorrente.

    Parte ricorrente ha depositato memoria.

  • Diritto

    CONSIDERATO

    che:

    1.- Col motivo del ricorso si censura il vizio di violazione del D.Lvo n. 139 del 2005, art. 58.

    1.1- L'impugnata sentenza, individuato il punto decisivo della controversia nella interpretazione del termine "elaborazione dati", riteneva che tale attività era riservata agli iscritti all'albo professionale.

    In particolare la decisione oggi gravata innanzi a questa Corte affermava che le attività pretesamente svolte dall'odierno ricorrente, quali quelle di elaborazione e predisposizione delle dichiarazioni dei redditi, rientravano fra le prestazioni oggi riservate agli iscritti all'albo professionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili ai sensi del detto D.Lvo n. 139 del 2005.

    Da tanto la Corte territoriale faceva, quindi, discendere la conseguente mancanza del diritto del B. del diritto al pagamento dei compensi richiesti.

    Deve, al riguardo, osservarsi come la pretesa ricostruzione dell'efficacia della normativa di cui al cit. D.L.vo svolta dal ricorrente (che ne prospetta l'entrata in vigore successivamente alla costituzione degli ordini professionali) è del tutto ininfluente.

    Non si può, infatti, condividere l'affermazione di parte ricorrente che l'attività svolta era legittima fino alla data del 1 gennaio 2008, prevista D.Lvo. n. 139 del 2005, ex art. 58. La soppressione e la costituzione di ordini professionali non comportava, invero, modifiche al tipo di attività consentita. Nella fattispecie, trattandosi di prestazioni riservate agli albi dei dottori commercialisti e non di altro tipo, la riserva per l'esercizio delle medesime prestazioni era prevista da normativa di immediata applicazione.

    La decisione della Corte territoriale ha fatto, quindi, buon governo e corretta applicazione della normativa applicabile nella fattispecie.

    Nulla, peraltro, viene decisivamente addotto dalla parte ricorrente al fine di...

please wait

Caricamento in corso...

please wait

Caricamento in corso...