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Cassazione civile, 2018,
  • Fatto

    FATTO E DIRITTO

    1. Con delibera del 7 novembre 2012, notificata il 15 novembre 2012, la Consob applicava al dott. D.P.E. la sanzione amministrativa pecuniaria di Euro 100.000 a norma dell'art. 187 bis, comma 4, t.u.f. (D.Lgs. n. 58 del 1998, qui da intendersi nel testo anteriore alle modifiche recate dal D.Lgs. 10 agosto 2018, n. 107); una ulteriore sanzione dello stesso importo ai sensi dell'art. 187 bis, comma 1, lett. a) t.u.f.; la sanzione amministrativa accessoria di cui all'art. 187 quater, comma 1, t.u.f. per un periodo di mesi tre; la confisca di un immobile fino a concorrenza della somma di Euro 44.900.

    Le suddette sanzioni erano applicate avendo riguardo a quanto segue: il dott. D.P. aveva acquistato 4.000 azioni della Permasteelisa s.p.a. il 30.9.2008, il 3.10.2008 e il 14.5.2009 utilizzando l'informazione privilegiata concernente il progetto di acquisizione del controllo della società comunicatagli dal dott. Z.A., che l'aveva acquisita in ragione dell'attività lavorativa espletata presso la società Deloitte Financial Advisory Services s.p.a.; lo stesso incolpato aveva acquistato 2.375 azioni Permasteelisa il 14 e il 17 ottobre 2008 in concorso con lo stesso dott. Z. utilizzando la medesima informazione privilegiata di cui si è detto; il dott. D.P. ben avrebbe potuto conoscere il carattere privilegiato dell'informazione in parola; la condotta posta in essere dal medesimo era quindi sanzionabile ex art. 187 bis, comma 1, lett. a), e comma 4, t.u.f.; la sanzione pecuniaria doveva essere determinata in complessivi Euro 200.000,00 in considerazione dell'entità delle risorse investite dall'incolpato per effettuare gli acquisti abusando delle informazioni privilegiate, della quantità delle azioni complessivamente acquistate e della plusvalenza conseguita, giacchè la condotta illecita era stata posta in essere su uno strumento finanziario facente parte della small-mid cap e atteso, da un lato, l'effetto...

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    8. Per valutare gli effetti dell'interpretazione dell'art. 50 CDFUE e dell'art. 14, paragrafo 1, della direttiva 2003/6/CE fornita dalla sentenza CGUE 30 marzo 2018 C-596/16 e C-597/16 D.P. e Z. c. Consob, ai fini della decisione che questa Corte è chiamata ad assumere nel presente giudizio, è opportuno prendere le mosse dagli argomenti sviluppati nell'ordinanza di rinvio pregiudiziale, che conviene riepilogare, sinteticamente, qui di seguito.

    8.1. La sanzione di cui all'art. 187 bis t.u.f., pur formalmente amministrativa, va considerata sostanzialmente penale, sia alla stregua della Convenzione EDU, secondo i criteri tracciati nella sentenza della Corte EDU 8 giugno 1976, Engel, sia alla stregua del diritto Euro unitario (CGUE 5 giugno 2012, C489/10, Bonda, 37).

    Il Collegio ritiene che tale conclusione (successivamente ribadita da questa Corte nella ordinanza 16 febbraio 2018 n. 3138) vada mantenuta ferma nonostante che, dopo la pronuncia dell'ordinanza n. 23232/2016 (e della conseguente sentenza 20.3.18 della Corte di giustizia), il quadro sanzionatorio sia stato mitigato dal D.Lgs. 10 agosto 2018, n. 107 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 14 settembre 2018 ed entrato in vigore il 29 settembre 2018, data posteriore a quella in cui è stata deliberata la presente sentenza, ma anteriore a quella del relativo deposito), il quale ha modificato i limiti edittali della sanzione pecuniaria, abbassando il minimo da Euro 100.000 ad Euro 20.000 ed il massimo da Euro 15.000.000 ad Euro 3.000.000 (in sostanza ripristinando i termini edittali vigenti prima della quintuplicazione disposta dalla L. n. 262 del 2005, art. 39, comma 3). Anche nel quadro sanzionatorio vigente a far tempo dal 29.9.18, infatti, il massimo edittale "ordinario" (Euro 3.000.000) è molto severo e, comunque, ai sensi del quinto comma del medesimo articolo 187 bis, permane la possibilità di aumento della sanzione - ove in concreto...

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