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Estremi:
Cassazione civile, 2018,
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    Melchiorre s.r.l. impugnava una cartella di pagamento avente ad oggetto omesso versamento di ritenute Irpef, Ires e Irap per l'anno 2004 esponendo di avere erroneamente compensato gli importi a debito a titolo di ritenute Inps e Inail con l'Ires e l'Irap a credito relative all'anno 2003. Accortosi dell'errore aveva presentato istanza di annullamento del modello F24 e, avvalendosi dell'istituto del ravvedimento operoso, aveva provveduto a versare gli importi oggetto di compensazione con modello F24 in data 24 luglio 2006, con le relative sanzioni ed interessi.

    La CTP di Milano rigettava il ricorso.

    Il contribuente impugnava la sentenza e la CTR della Lombardia accoglieva l'appello riconoscendo la non debenza delle somme iscritte a ruolo in quanto la pretesa era stata definita mediante versamento degli importi richiesti a mezzo F24 del 24.7.2006.

    L'agenzia delle Entrate impugnava la sentenza per revocazione ai sensi dell'art. 395 c.p.c., n. 4.

    La CTR della Lombardia, con sentenza n. 69/24/11 depositata il 3.5.2011 riteneva sussistenti i presupposti per la revocazione osservando che il giudice di appello, equivocando tra i tributi che erano stati compensati con crediti inesistenti aveva erroneamente deciso supponendo il pagamento delle imposte dovute che era, invece, escluso dalla lettura del modello F24 del 24 luglio 2006 avente ad oggetto esclusivamente i contributi. Nel merito la CTR osservava che i tributi erano dovuti.

    La Contribuente ha interposto ricorso per cassazione, affidato a tre motivi.

    L'Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.

  • Diritto

    RITENUTO IN DIRITTO

    1.Con il primo motivo di impugnazione la parte ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell'art. 398 c.p.c., comma 3; del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 1, comma 2 e artt. 12 e 66 in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 4, in particolare lamenta che non sia stata documentata l'esistenza di una procura speciale conferita dal direttore provinciale per il giudizio di revocazione.

    La censura non è fondata.

    In tema di contenzioso tributario, la legittimazione processuale degli uffici locali dell'Agenzia delle entrate trova fondamento nelle norme del "regolamento di amministrazione" n. 4 del 2000, adottato ai sensi del D.Lgs. 30 luglio 1999, n. 300, art. 66. Ne consegue che agli uffici periferici va riconosciuta la posizione processuale di parte e l'accesso alla difesa davanti alle commissioni tributarie, permanendo la vigenza del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, artt. 10 e 11; in tal caso essi possono essere rappresentati tanto dal rispettivo direttore, quanto da altra persona da lui delegata (Cass. 20911/2014) anche ove non sia esibita in giudizio una corrispondente specifica delega, salvo che non sia eccepita e provata la non appartenenza del sottoscrittore all'ufficio appellante o, comunque l'usurpazione del potere di impugnare la sentenza (Cass.6691/2014), dovendosi altrimenti presumere che l'atto provenga dall'ufficio e ne esprima la volontà (Cass. 874/2009; Cass.220/2014).

    2.Con il secondo motivo la ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione dell'art. 395 c.p.c. e D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 64 in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 4 per avere la CTR ritenuto sussistere i presupposti per la revocazione sebbene non si trattasse di un errore di fatto ma di un apprezzamento delle risultanze processuali.

    La censura è fondata.

    2.1. Occorre premettere che l'istanza di revocazione implica, ai fini della sua ammissibilità, un errore di fatto riconducibile...

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