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Estremi:
Cassazione civile, 2018,
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    1.- Facendo seguito a una richiesta di fallimento in proprio del 23 febbraio 2015, il Tribunale di Velletri ha dichiarato il fallimento della s.r.l. (OMISSIS) con sentenza depositata il 2 marzo 2015.

    Nel medesimo mese di marzo, peraltro, la società ha chiesto alla Corte di Appello di Roma la revoca del fallimento così dichiarato.

    2.- Nel reclamo, la s.r.l. (OMISSIS) - come rappresentata dall'amministratore unico R.A. - ha esposto di avere presentato l'istanza di fallimento in proprio per mezzo di M.P.. Quest'ultima aveva dichiarato di vestire la carica di amministratore unico e rappresentante legale della società, ma in realtà era, in quel momento, ormai cessata da tale funzione: l'assemblea dei soci l'aveva infatti revocata in data 20 febbraio 2015, in ragione del fatto che il precedente 17 febbraio ella aveva provveduto a cedere il 95% del capitale della s.r.l. proprio a R., subito subentrato nella posizione di amministratore.

    La società ha altresì aggiunto di non essere insolvente, "in quanto l'unico creditore, Equitalia Sud s.p.a., veniva soddisfatto con pagamenti rateali dilazionati in dodici anni".

    3.- La Corte di Appello romana ha respinto il reclamo così proposto, con sentenza depositata il 5 dicembre 2015.

    Al riguardo, la Corte territoriale ha osservato che la "società in persona dell'amministratore sig.ra M.P." era senz'altro legittimata a depositare istanza di fallimento in proprio, in quanto la nomina del nuovo amministratore "era stata iscritta nel registro delle imprese in data 27 marzo 2015 (presentata per l'iscrizione il 10 marzo 2015)", dunque in epoca successiva, e che a nulla rilevava la circostanza che la delibera assembleare fosse anteriore alla presentazione dell'istanza.

    Stando al vigente regime della rappresentanza nelle s.r.l., che è rappresentato dalla norma dell'art. 2475 (il cui comma 2 rinvia ai...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    5.- I motivi di ricorso denunziano i vizi che qui di seguito vengono richiamati.

    Il primo motivo sostiene "violazione e falsa applicazione di norma di diritto e in particolare dell'art. 2475 c.c., art. 2383 c.c., commi 4 e 5, art. 2448 c.c., nonchè L. Fall., art. 6".

    A sua volta, il secondo motivo lamenta "violazione e falsa applicazione della L. Fall., art. 5, nonchè omessa e comunque insufficiente motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5)".

    6.- Con il primo motivo la società ricorrente assume, in particolare, che la Corte di Appello ha errato nel ritenere la "sig.ra M. legittimata a depositare istanza di fallimento L. Fall., ex art. 6, essendo stata privata di ogni potere da parte dell'assemblea che lo aveva conferito al sig. R.".

    "Per quanto riguarda la fattispecie che occupa" - specifica il motivo "il problema non riguarda affatto l'opponibilità o meno ai terzi dell'atto, ma la sua efficacia nei confronti della società e dei soci che terzi non possono essere". "La delibera di revoca e contestuale nomina di nuovo amministratore ha efficacia immediata nello stesso istante in cui viene deliberata e verbalizzata e da quel momento il vecchio amministratore non ha più alcun potere per essergli stato revocato dall'assemblea dei soci".

    7.- Il motivo è fondato, secondo i termini che si vengono a puntualizzare.

    In proposito, appare prima di tutto opportuno osservare - per potere disporre di un approccio adeguato alla materia - che, nel caso in esame, la questione non si pone unicamente nella prospettiva della nomina del nuovo amministratore (come sembra pensare la sentenza impugnata), nè solo in quella della revoca del vecchio (secondo l'angolo visuale preferito dalla ricorrente).

    In realtà, la fattispecie concreta propone un caso di revoca (assembleare) dell'amministratore unico...

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