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Estremi:
Comm. trib. reg., (Toscana), 2018,

PRO FISCO
Accoglie
  • Fatto

    La società (omissis) s.p.a. (acquirente) e (omissis) & C. s.a.s. (venditore), con separati ricorsi riuniti, hanno impugnato l'avviso di liquidazione dell'imposta suppletiva complessiva di Euro 70.000 in relazione all'atto del 24/5/2011 di cessione di due impianti di distribuzione carburanti emessi dall'Agenzia delle Entrate - Direzione provinciale di Firenze sul presupposto che i valori relativi agli impianti tipici (serbatoi, erogatori, multi dispenser, pompe di rifornimento, pensiline ecc.). per i quali non esiste nell'atto di compravendita una descrizione puntuale, siano da assoggettare ad imposta di registro del 10% e ipotecarie e catastali proporzionali, in quanto tutt'uno con l'area su cui insistono e in cui sono incorporati, e quindi da considerare beni immobili.

    La Commissione tributaria provinciale di Firenze accoglieva il ricorso ritenendo che l'atto di compravendita contiene una differenziazione tra beni mobili e impianti e attrezzature attribuendo loro distinti valori e gli impianti di cui trattasi hanno una loro funzionalità, indipendente dall'area in cui sono collocati, come dimostra la relativa facilità con cui avviene la sostituzione di pompe, sistemi per le modalità di pagamento e elementi anche estetici, quali le pensiline, evidenziando con ciò il loro relativamente facile distacco dall'area su cui poggiano.

    Ha presentato appello l'Agenzia delle Entrate - Direzione provinciale di Firenze deducendo che:

    - È errata la pronuncia di prime cure nel ritenere che la differenziazione tra beni mobili ed immobili, effettuata dalla parte, escluda in ogni caso la classificazione prospettata dall'Amministrazione. Non si contesta, difatti, la separata indicazione dei corrispettivi per i beni costituenti il compendio aziendale - assunta, invece, dalla pronuncia che si impugna come elemento principale per sostenere la posizione di parte contribuente. La...

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  • Diritto

    L'eccezione di inammissibilità dell'appello è infondata. Non è condivisibile quanto deciso da questa Commissione con la sentenza n. 1377 del 7.2.2017 secondo cui la notifica degli atti giudiziali tributari a mezzo pec non è ammissibile alla stregua della testuale esclusione prevista dall'art. 16 c. 4 del D.P.R. 11 febbraio 2005, n. 684. Si legge nella sentenza:

    "Non appare condivisibile l'inverso, vale a dire la modifica di un iter da cartaceo in primo grado, in telematico in appello, superando così di colpo la normativa specifica in tema di notifica degli atti che rimane senz'altro quella sancita dalla norme del c.p.c. nel caso di mancato adeguamento per intero al PTT e tanto indipendentemente dalle possibilità introdotte da processo tributario telematico che prevede allo stato, nella regione che ci occupa, ancora un sistema di alternatività": Tale affermazione è priva di qualsiasi collegamento al dato normativo. Si ignora che è stato introdotto con il D.Lgs. n. 156 del 2015 l'art. 16 bis del D.Lgs. n. 546 del 1992 che prevede che le notificazioni tra le parti possono avvenire in via telematica secondo quanto stabilito dal regolamento del processo tributario telematica approvato con D.M. 23 dicembre 2013, n. 163. Nel regolamento non è prevista alcuna preclusione a scegliere la modalità telematica per il grado di appello, tenuto conto che:

    - Nelle "Definizioni" di cui all'art. 1 del Regolamento è precisato alla lettera k) che con il termine "ricorso" si intende parimenti il ricorso del grado provinciale ed il ricorso in appello. Pertanto è evidente che anche per tale grado di giudizio trovi piena applicazione la possibilità del ricorrente di scegliere le modalità di notifica, costituzione e deposito, a prescindere da quelle seguite per il grado precedente (ad eccezione ovviamente dell'obbligo di utilizzo del canale telematico...

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