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Estremi:
Cassazione civile, 2018,
  • Fatto

    FATTI CAUSA

    1. Con il primo ricorso, notificato il 27 giugno 2016, la Soc. UniCredit, difesa dall'avv. A. Gallo giusta procura generale del 18 ottobre 2010, ricorre per la cassazione della sentenza con la quale, il 26 aprile 2016, il tribunale di Palermo ha confermato l'ordinanza del giudice dell'esecuzione di rigetto dell'opposizione contro il provvedimento di accoglimento della contestazione del credito proposta dai creditori procedenti nel procedimento di espropriazione presso terzi promosso nei confronti del Consorzio per l'area di sviluppo industriale di Palermo. Il Consorzio non svolge attività difensiva, mentre gli altri intimati resistono con controricorsi del 22 e del 25 luglio 2016, eccependo preliminarmente l'inammissibilità del ricorso per carenza di procura speciale in capo al difensore.

    2. Sennonchè con il secondo ricorso, notificato il 19 settembre 2016, la banca, sempre difesa dall'avv. A. Gallo in forza della ridetta procura generale menzionata in atto e di diversa e allegata procura speciale, reitera l'impugnazione avverso la medesima sentenza. Gli intimati, già controricorrenti, resistono con nuovi controricorsi del 19 e del 26 ottobre 2016, eccependo preliminarmente l'inammissibilità del secondo ricorso per tardiva reiterazione dell'impugnazione.

    3. Formulata proposta di definizione in camera di consiglio ai sensi dell'art. 380 bis c.p.c., la ricorrente deposita memoria, con la quale, tra l'altro, solleva questione circa la ritualità della notifica del controricorso di Z.P., siccome avvenuta con allegazione al messaggio di PEC di tre files con estensione ".pdf" e non ".p7m" e quindi da ritenersi privi di firma digitale; nell'occasione ribadisce pure la ritualità della procura allegata al secondo ricorso, siccome appunto sottoscritta digitalmente con estensione ".p7m".

    4. All'esito, con ordinanza interlocutoria (Cass., 31/08/2017, n. 20672), la sez. 6-3 investe le sezioni unite della...

  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. Entrambi i ricorsi sono inammissibili.

    1.1 n primo ricorso, notificato il 27 giugno 2016, è riconducibile all'opera di difensore privo di procura speciale. Non vale, infatti, la procura generale rilasciata il 29 ottobre 2010 per ricorrere, per di più, contro una sentenza del 2016. E' noto, in proposito, che la procura per il ricorso in cassazione deve avere, ai sensi dell'art. 365 c.p.c., carattere speciale, dovendo riguardare il particolare giudizio di legittimità sulla base di una specifica valutazione della sentenza da impugnare. Essa è, dunque, invalida se rilasciata in data anteriore alla suddetta sentenza, con conseguente inammissibilità del proposto ricorso (Cass., 16/12/2005, n. 27724). A maggior ragione è inammissibile il ricorso proposto in forza di procura di carattere generale conferita con atto notarile anteriormente alla sentenza impugnata e, come nella specie, priva di ogni riferimento alla sentenza impugnata e all'impugnazione da proporsi in cassazione (Cass., 14/08/1997, n. 7611; conf. 07/12/2005, n. 27012). Trattasi di principi di diritto ampiamente consolidati (conf. Cass., 04/08/2000, n. 10235; 28/03/2006, n. 7084; 06/04/2010, n. 8200; 11/09/2014, n. 19226; 07/01/2016, n. 58), dai quali non v'è ragione di discostarsi e che, ora anche a sezioni unite, vanno ribaditi. Nè vale invocare con la memoria l'esistenza di una e-mail con una sorta di ratifica della società cliente, che si pone del tutto al di fuori dalla fattispecie legale delineata dal codice di rito per il rilascio di una procura speciale.

    1.2 Il secondo ricorso, pur sorretto da nuova procura speciale riferita alla sentenza impugnata e al ricorso da proporsi in cassazione, risulta notificato solo il 19 settembre 2016, ovverosia dopo il decorso del termine breve dalla prima notificazione, sebbene relativa a ricorso inammissibile. La notifica dell'impugnazione dimostra, infatti, la conoscenza legale della sentenza da...

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