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Estremi:
Cassazione civile, 2018,
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    1. Con decreto della Corte d'appello di Brescia n. 23388 del 17 giugno 2015 e comunicato a mezzo posta elettronica certificata in data 12 novembre 2015 veniva rigettata l'opposizione proposta da M.A. avverso il provvedimento sanzionatorio assunto in data 22 luglio 2014 dal direttorio della Banca d'Italia con il quale si accertavano alcune condotte integranti gli illeciti di cui al D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 6, comma 1, lett. a), commesse in qualità di amministratore non esecutivo indipendente della Askar Investors SGR s.p.a.;

    2. In particolare le condotte sanzionate si riferivano ad alcune operazioni irregolari di gestione dei fondi della società, nonchè a carenze nell'organizzazione e nei controlli interni, attribuite ai componenti del consiglio di amministrazione, la sanzione amministrativa pecuniaria applicata era pari all'importo di Euro 36.500.

    3. Il ricorrente, con il ricorso in opposizione, eccepiva: 1) la violazione dell'art. 12 delle disposizioni di vigilanza per l'omessa descrizione dell'irregolarità e dell'indicazione delle relative norme sanzionatorio nella lettera di contestazione degli addebiti; 2) la violazione della L. n. 241 del 1990, art. 3, per omessa o insufficiente motivazione del provvedimento; 3) la violazione del D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 195 e dell'art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo in tema di rispetto del contraddittorio e di giusto processo; 4) la violazione dell'art. 195 T.U.F. per insussistenza nel merito delle irregolarità riscontrate nella proposta del direttorio della Banca d'Italia posta alla base del provvedimento.

    4. La Corte d'appello di Brescia con il decreto impugnato rigettava l'opposizione confermava il provvedimento e condannava l'opponente al pagamento delle spese processuali.

    5. Avverso il suddetto decreto M.A. propone ricorso per cassazione sulla base di due motivi.

    6. La Banca d'Italia si è...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. Il primo motivo di ricorso si fonda sull'omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5; in particolare si rileva che il ricorrente è stato sanzionato sulla base del fatto che avrebbe compartecipato all'amministrazione della società e, più specificamente, avrebbe assunto (o non vigilato adeguatamente su) una serie di decisioni irregolari qualificate come particolarmente gravi, tra le quali in particolare, in data 28 settembre 2012, un contratto di cointeressenza stipulato tra la società SGR e taluni soci, contratto che, secondo i giudici bresciani, avrebbe determinato conseguenze particolarmente pregiudizievoli per la società.

    La motivazione della responsabilità del ricorrente si fonderebbe su tale operazione, qualificata come gravemente negligente e attribuita alla condotta degli amministratori per avere avallato investimenti gravemente perniciosi, con un comportamento quantomeno inerte.

    1.2 La citata ricostruzione che, secondo il ricorrente, rivestirebbe un'importanza fondamentale nel decreto e nell'impianto accusatorio, sarebbe errata in quanto, per stessa ammissione della Corte d'appello di Brescia, il menzionato contratto di cointeressenza era stato stipulato il 28 settembre 2012, mentre il ricorrente aveva rivestito la carica di amministratore della società sino alla data del 30 luglio 2012.

    Si tratterebbe dunque di un errore evidente, in quanto, alla data dell'operazione contestata dalla Banca d'Italia, il ricorrente non era più amministratore della società.

    La Corte d'appello avrebbe, quindi, omesso di esaminare e di tenere nella giusta considerazione questo preciso fatto storico che avrebbe dovuto verosimilmente determinare un esito diverso della controversia.

    1.3 Il motivo non è fondato.

    La Corte d'Appello di Brescia afferma la responsabilità del...

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