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Estremi:
Cassazione civile, 2018,
  • Fatto

    RITENUTO

    che, con sentenza n. 85/65/12, depositata in data 21/6/2012, la Commissione tributaria regionale della Lombardia ha accolto l'appello col quale la società La Rovere Scavi s.r.l. avevano censurato, nei confronti dell'Agenzia delle Entrate, la sfavorevole sentenza di primo grado, sostenendo, ai fini della liquidazione dell'imposta di registro, recuperata con l'impugnato avviso di liquidazione, l'illegittimità della qualificazione, operata dall'Ufficio D.P.R. n. 131 del 1986, ex art. 20 come compravendita di beni immobili, dell'operazione intercorsa tra i soci de La Rovere Scavi s.r.l. A., M. e B.L., e la S.O.V.E. Costruzioni s.p.a., distinta nel seguente modo: gli A., nella qualità, avevano concorso nella delibera, in data 4/7/2005, di aumento del capitale sociale de La Rovere Scavi s.r.l., mediante conferimento di fondi agricoli, gravati da ipoteca a garanzia di mutui contratti pochi mesi prima dai medesimi conferenti, poi accollati alla conferitaria, e ceduto, in data 29/7/2005, il 90% delle proprie partecipazioni sociali e, in data 31/7/2007, il residuo 10%, alla S.O.V.E. Costruzioni s.p.a.;

    che l'appello, per quanto qui d'interesse, è stato accolto con la motivazione che la cessione delle quote della società La Rovere Scavi a favore della S.O.V.E. Costruzioni s.p.a. non determina un indebito vantaggio fiscale, consistente nel risparmio dell'imposta di registro (8% e 15%) sulla differenza di valore (al netto dei mutui) dei beni immobili conferiti, in quanto comporta non già il trasferimento della proprietà dei terreni, che continuano ad essere intestati alla società La Rovere Scavi, bensì delle quote societarie, sicchè dopo il conferimento, non si è realizzato alcun ulteriore trasferimento della proprietà degli immobili "da cui si possa dedurre (come ha ritenuto l'Ufficio e come hanno concordato i giudici di prime cure) un intento elusivo nella stipula del relativo atto per l'aumento del capitale...

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  • Diritto

    CONSIDERATO

    che, in via preliminare, va disposta la riunione dei suindicati procedimenti in quanto, secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, è sufficiente per consentire al giudice - anche in sede di legittimità - di decidere discrezionalmente per la riunione dei procedimenti, la circostanza che la trattazione separata prospetti l'eventualità di soluzioni contrastanti, ovvero siano ravvisabili ragioni di economia processuale, ovvero siano configurabili profili di unitarietà sostanziale e processuale della controversia (Cass. S.U. 1521/2013);

    che la connessione esistente tra i due ricorsi discende dalla circostanza che la pretesa tributaria riguarda la medesima operazione negoziale, riqualificata dall'Agenzia delle Entrate, ai sensi del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 20 come vendita immobiliare, ed i relativi giudizi, i quali hanno ad oggetto l'impugnazione di distinti avvisi di liquidazione, si sono conclusi, con decisioni coincidenti, avendo l'adita CTR dichiarato nulli gli atti impositivi notificati agli interessati dall'Agenzia delle Entrate;

    che, sempre in via preliminare, va disattesa la eccezione di improcedibilità del ricorso distinto con R.G.N. n. 9924/2013, per violazione del disposto dell'art. 369 c.p.c., n. 2 e n. 4, alla luce del principio, espresso da questa Corte, secondo cui "In tema di giudizio per cassazione, per i ricorsi avverso le sentenze delle commissioni tributarie, la indisponibilità dei fascicoli delle parti (i quali, D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 25, comma 2, restano acquisiti al fascicolo d'ufficio e sono restituiti solo al termine del processo) comporta la conseguenza che la parte ricorrente non è onerata, a pena di improcedibilità ed ex art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, della produzione del proprio fascicolo e per esso di copia autentica degli atti e documenti ivi contenuti, poichè detto fascicolo è già acquisito a quello d'ufficio di cui abbia domandato la trasmissione alla...

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