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Estremi:
Cassazione civile, 2018,
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    Con l'impugnata sentenza n. 127/26/2009, depositata il 25/11/2009, la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, ha accolto l'appello proposto da F.G., nei confronti dell'Agenzia delle Entrate, e riformato la decisione della Commissione Tributaria Provinciale di Milano, che aveva respinto il ricorso del contribuente avverso l'avviso di liquidazione con il quale erano stati revocati i benefici cosiddetti "prima casa" ex art. 1, Nota 2 bis, Parte 1, Tariffa allegata al D.P.R. n. 131 del 1986, in relazione all'acquisto di un'abitazione, a mezzo rogito del 31/3/2004, per non aver portato la propria residenza entro 18 mesi dall'acquisto nel comune ove è situato l'immobile.

    Secondo la CTR "l'effettiva residenza nel Comune ove l'interessato ha deciso di trasferirsi è desumibile da ogni elemento di prova, dal che il contratto di allacciamento e le bollette di fornitura dell'elettricità sono valida prova della sua residenza a (OMISSIS) ben prima della scadenza dei 18 mesi decorrenti dal suo acquisto dell'appartamento ove egli si era trasferito", ed inoltre che, come si ricava dall'attestazione del Comune, la richiesta di iscrizione in quell'anagrafe come residente, presentata per la prima volta il 17/1/2005, non ebbe seguito "in quanto la polizia locale non lo trovò presso la sua abitazione durante gli accessi eseguiti... nei giorni e orari nei quali il F. si trovava fuori per lavoro".

    Contro la sentenza della CTR l'Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione affidato a tre motivi, cui il contribuente resiste con controricorso e memoria.

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Con il primo motivo di impugnazione la ricorrente deduce, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione dell'art. 1, Parte 1, Tariffa allegata al D.P.R. n. 131 del 1986, in quanto nella impugnata sentenza è dato rilievo, ai fini del riconoscimento dell'agevolazione per l'acquisto della prima casa, alla circostanza che entro il termine di 18 mesi il contribuente avesse di fatto stabilito la propria dimora abituale nel Comune del luogo di acquisto dell'abitazione, disattendendo il principio secondo cui occorre invece avere riguardo esclusivamente alla residenza anagrafica acquisita, nella specie, solo il 6/2/2006, tardivamente, con il secondo motivo, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione dell'art. 1, Parte 1, Tariffa allegata al D.P.R. n. 131 del 1986 e D.P.R. n. 223 del 1989, art. 18, in quanto non può essere dato rilievo alla circostanza che la prima domanda di trasferimento della residenza fosse stata presentata, tempestivamente, il 17/1/2005, e che solo il provvedimento di accoglimento fosse intervenuto dopo la scadenza del termine di 18 mesi dall'acquisto, essendo stata la stessa respinta con provvedimento dell'Amministrazione comunale non impugnato, con il terzo subordinato motivo, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, omessa motivazione circa un fatto decisivo e controverso, in quanto nella decisione impugnata è del tutto trascurata la circostanza che la prima domanda di trasferimento della residenza era stata respinta e che soltanto a seguito di instaurazione di un nuovo ed autonomo procedimento la stessa, in data 6/2/2006, era stata accolta.

    La prima e la seconda censura, che possono essere esaminate congiuntamente essendo strettamente connesse, sono fondate e meritano di essere accolte, il che rende superfluo l'esame dell'ultima censura.

    In tema di imposta di registro, questa Corte si è più volte...

Correlazioni:

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