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Estremi:
Cassazione civile, 2017,
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    Nella controversia originata dall'impugnazione da parte di P.F. di avviso di accertamento relativo ad iperf, iva ed irap dell'anno 2007, la Commissione tributaria regionale della Campania, con la sentenza indicata in epigrafe, rigettava l'appello proposto dal contribuente avverso la decisione di primo grado anch'essa sfavorevole.

    In particolare, il Giudice di appello riteneva legittima la ripresa a tassazione delle spese di sponsorizzazione sostenute in favore di associazione sportiva in quanto il contribuente non era andato oltre il raffronto di dati reddituali sottraendosi a qualunque dimostrazione di correlazione delle spese in esame con le utilità future discendenti e ritraibili per la propria attività economica.

    Avverso la sentenza il contribuente ha proposto ricorso su tre motivi.

    Resiste con controricorso l'Agenzia delle Entrate.

    A seguito di proposta ex art. 380 bis c.p.c. e di fissazione dell'adunanza della Corte in camera di consiglio, ritualmente comunicate, il ricorrente ha depositato memoria.

    Il Collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della presente motivazione in forma semplificata.

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1.Con il primo motivo di ricorso, articolato ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, si denunzia, come da rubrica, la contraddittoria motivazione della sentenza in violazione dell'art. 111 Cost. e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36.

    1.1. La censura è inammissibile dovendosi applicare la nuova disposizione dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 la quale prevede, unicamente, il ricorso per cassazione per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti. Al proposito, le SS.UU. di questa Corte (sentenza n.8053/14) hanno statuito che la riformulazione dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall'art. 12 preleggi, come riduzione al "minimo costituzionale" del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l'anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all'esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella "mancanza assoluta di motivi sotto l'aspetto materiale e grafico", nella "motivazione apparente", nel "contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili" e nella "motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile", esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di "sufficienza" della motivazione". La citata sentenza n. 8053/14 delle S.U. di questa Corte ha, altresì, chiarito, riguardo ai limiti della denuncia di omesso esame di una questio facti, che il nuovo testo dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, consente tale denuncia nei limiti dell'omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti...

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