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Estremi:
Cassazione civile, 2013,
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. L'Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione, articolato in quattro motivi, avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia indicata in epigrafe, con la quale, rigettando gli appelli riuniti dell'Ufficio, è stata confermata l'illegittimità degli avvisi di accertamento emessi nei confronti della CIN S.A., società lussemburghese di partecipazione finanziaria, per omessa presentazione della dichiarazione ai fini dell'IRPEG e dell'ILOR (o dell'IRAP) per gli anni dal 1995 al 1999:

    la tesi dell'Ufficio si basava sull'assunto che la società, sebbene avesse sede legale in Lussemburgo, fosse da considerare fiscalmente residente in Italia, in quanto qui doveva individuarsi la sua sede effettiva, cioè il luogo in cui veniva svolta l'attività di amministrazione e direzione dell'impresa.

    Il giudice d'appello, dopo una lunga disamina della normativa, civilistica e tributaria, e della giurisprudenza in tema di residenza fiscale delle società, ha testualmente affermato che, "relativamente agli atti sporadici dedotti dagli accertatori della G. di F., questa Commissione non riscontra, ai sensi della L. n. 218 del 1995, art. 25, elementi tali da ritenere la sede reale della CIN in Italia", per cui "la reclamata dall'Ufficio esterovestizione della residenza fiscale della CIN non si è verificata"; ha aggiunto che "nè ai sensi dell'art. 87, comma 3, del TUIR, nè in relazione all'art. 112, comma 1, del medesimo Testo unico, nè ai sensi del D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 5, è possibile convalidare la tesi dell'Ufficio", poichè, "in sintesi, secondo il criterio generale, la sede legale- amministrativa della CIN non è in Italia e, pertanto, decade ogni criterio sussidiario, configurato secondo l'ordine di priorità proposto dall'Ufficio, nel senso che non potranno...

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. Con il primo motivo, l'Agenzia delle entrate denuncia la violazione o falsa applicazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 87 (nella vecchia numerazione, applicabile nella fattispecie; ora, art. 73).

    Premesso che la CIN S.A. è una società di partecipazione finanziaria costituita in Lussemburgo ai sensi della locale legge del 31 luglio 1929 (cd. "holding 1929 esenti" il cui regime fiscale è stato ritenuto un aiuto di Stato incompatibile con il mercato comune con decisione della Commissione Europea del 19 luglio 2006) e che ha operato in tale forma giuridica fino all'agosto del 1998, quando si è trasformata in società di partecipazione finanziaria di diritto comune (cd. "Soparfi"), l'Agenzia sostiene che fino alla data anzidetta devono trovare applicazione soltanto i criteri di determinazione della residenza stabiliti dal diritto interno e non quelli dettati dalla Convenzione tra Italia e Lussemburgo contro le doppie imposizioni del 3 giugno 1981- ratificata e resa esecutiva con L. n. 747 del 1982 -, come stabilito espressamente dall'art. 1 del relativo protocollo addizionale; ne deriva, ad avviso della ricorrente, che il giudice d'appello, nell'escludere che "la sede legale-amministrativa della CIN" sia in Italia, con decadenza di "ogni criterio sussidiario", ha disapplicato i criteri di collegamento - "sede legale", "sede dell'amministrazione", "oggetto principale" - previsti, in via alternativa, dal citato art. 87, comma 3, del TUIR per considerare residenti nel territorio dello Stato le società e gli enti elencati nel comma 1.

    2. Con il secondo motivo, è denunciata la violazione dell'art. 4, paragrafi 1 e 3, della menzionata Convenzione Italia-Lussemburgo, in relazione al periodo successivo all'agosto 1998 (per il quale si è resa applicabile in base...

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