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Estremi:
Cassazione civile, 2001, Vedi massime correlate
  • Fatto

    Svolgimento del processo

    1 - Con avviso di accertamento parziale, notificato il 4 ottobre 1995 ai sensi dell'art. 41 bis, d.p.r. 29 settembre 1973, n. 600, l'Ufficio distrettuale delle Imposte dirette di Roma rettificava la dichiarazione dei redditi presentata congiuntamente, per l'anno 1988, dal signor Vincenzo Costanzo e da sua moglie, signora Maria Letizia Capanna, accertando, ai fini IRPEF e ILOR, un maggior reddito di L. 140.700.000 e lasciando impregiudicati eventuali ulteriori accertamenti in relazione alla stessa dichiarazione.

    Il maggior reddito accertato era costituito dalle "plusvalenze" che, secondo l'Ufficio, la signora Capanna aveva realizzato con la cessione di 750 azioni della Banca Popolare di Catania alla Banca Popolare di Novara in occasione della fusione tra dette società, avvenuta il 30 dicembre 1988.

    La fusione era stata attuata mediante incorporazione della Banca Popolare di Catania da parte della Banca Popolare di Novara, già socia dell'altra società, e le delibere di fusione adottate dalle due società avevano dato ai soci della società incorporanda la facoltà di cedere a titolo oneroso direttamente a quella incorporante la metà del proprio pacchetto azionario, precisando che l'altra metà sarebbe stata convertita in azioni dell'incorporante, nella proporzione stabilita dal rapporto di cambio.

    L'avviso di accertamento faceva specifico richiamo alla Nota 3962-92 dell'Ispettorato compartimentale delle Imposte dirette di Torino, riguardante specificamente l'acquisto, per un corrispettivo di L. 180.000.000, delle azioni intestate alla signora Capanna da parte della Popolare di Novara. La "Nota" non veniva allegata.

    Il maggior reddito accertato era fondato sull'art. 81, primo comma, lett. c), del d.p.r. 22 dicembre 1986, n. 917, quale "reddito di capitale da liquidazione di quota sociale tassabile...

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  • Diritto

    Motivi della decisione

    2 - Con il primo motivo di ricorso i ricorrenti - denunziando vizio di omessa o insufficiente motivazione - censurano la sentenza impugnata per aver omesso di statuire e di motivare sulle doglianze, specificamente formulate con l'atto d'appello, riguardanti la mancanza, nella sentenza di primo grado, di qualsiasi indicazione in ordine alle ragioni per le quali:

    ? il ricorso originario era stato dichiarato infondato;

    ? in particolare, la violazione dell'art. 41 bis, d.p.r. 29 settembre 1973, n. 600 era stata ritenuta insussistente.

    La doglianza è infondata. Invero, per ciò che riguarda il primo profilo, deve ritenersi che la Commissione, nel dichiarare "fondate" le argomentazioni dell'Ufficio, il cui contenuto era stato, sia pur sinteticamente, riprodotto nel corpo della decisione, le ha fatte proprie, lasciando così desumere, per via indiretta, le ragioni poste a fondamento della decisione adottata. In ordine al secondo, è poi sufficiente rilevare che la lamentata carenza del tessuto argomentativo investe la motivazione "in diritto", anziché quella in fatto ed è quindi estranea all'ambito di applicazione dell'art. 360, n. 5, c.p.c. (Cass. 27 marzo 1993, n. 3665, 20 febbraio 1999, n. 1430). 3 - È invece fondato il secondo motivo, con il quale i ricorrenti - denunziando violazione e falsa applicazione dell'art. 42 del citato d.p.r. 600-73 - censurano la sentenza impugnata per non aver considerato che la mancata allegazione della "Nota" dell'Ispettorato Compartimentale delle Imposte dirette di Torino, richiamata nella motivazione dell'avviso di accertamento ma non conosciuta dai contribuenti, rendeva detto avviso illegittimo.

    Come si è anticipato (retro, 1), la "Nota" è stata prodotta dall'Amministrazione nel corso del giudizio di primo grado e la Commissione tributaria regionale ha...

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